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Assegnazione del Sigillum Magnum a Jacques Delors
J.Delors
  L'assegnazione del Sigillum:
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Jacques Delors ricevette a Bologna la laurea honoris causa in Giurisprudenza durante le celebrazioni del IX centenario dell'Università.
È tornato quest'anno a Bologna per partecipare all'incontro annuale dei vertici del network "Europaeum" che riunisce le Università di Oxford, Leiden, Bonn, Bologna, Parigi – Sorbona, Ginevra IHEI e Praga. Si tratta di un consorzio che ha per obiettivo la cooperazione tra questi prestigiosi Atenei nella costruzione di un comune background per la classe dirigente europea del futuro.
Spiega il professor Paolo Pombeni, politologo e docente alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Alma Mater: "Europaeum non è una delle abituali forme di cooperazione internazionale in ambito universitario, ma un grande progetto politico, varato una decina d'anni fa da Lord Weidenfeld (noto editore e uomo pubblico inglese, protagonista di molte battaglie culturali e politiche) e da Lord Jenkins, che dopo la sua lunga militanza nel partito laburista prima e nella sua scissione socialdemocratica poi, si era ritirato dalla competizione diventando Lord e Cancelliere dell'Università di Oxford.
La "visione", come si usa dire oggi, che stava dietro questo progetto era di costruire un sistema di formazione della classe politica che facesse itneragire le miglori sedi universiaterie europee – rigorosamente una per ogni Paese associato per creare luoghi di scambio e di crescita comune.
"Europeum" è prima di tutto un "foyer" in cui si progetta il futuro nell'incontro libero e informale tra alcuni dei maggiori centri di ricerca internazionali".

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  La lezione dottorale:
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    Sintesi discorso di Jacques Delors
“Progetto e fiducia: questi sono stati i due fondamenti della costruzione europea, e questi sono i principi che ispirano il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi”
È questo in sintesi il cuore del discorso di Jacques Delors, il punto di partenza del suo giudizio sui fondamenti del lavoro dell’Europa oggi e per il futuro.
“Un progetto rivoluzionario, non esito a dirlo, tanto esso chiede una mutazione radicale nei comportamenti dei popoli e dei loro dirigenti. L’affermazione potrà stupire. Ma come disse Emmanuel Mounier in un diverso contesto ‘è rivoluzionario un problema che costringe un’epoca, un Paese, o un regime, a guardare in faccia le sue responsabilità essenziali e le sue dimensioni evidenti’.
L’Europa della potenza e della generosità - perché una non sta senza l’altra - è al livello di questa esigenza. Molto è stato fatto, ma molto resta da fare. Il Rettore ha citato la costruzione di nuove istituzioni al servizio del bene comune. Esse esistono, a livello europeo, anche se necessitano di aggiustamenti. Ma la fiducia esiste in queste istituzioni, nei nostri governanti tentati da degli sconvolgimenti che messi insieme non obbediscono né alla logica del ‘perché fare’ né alla logica del ‘come fare’?. Dico questo a sostegno di Romano Prodi e della Commissione Europea. Ci sono questioni di funzionamento, ma anche questioni di fiducia, perché è questa che fonda il contratto di matrimonio tra i paesi europei. Se i Paesi membri, al posto di cercare un’uscita laterale, cominciassero a rispettare ogni istituzione, in primo luogo la Commissione, se venisse ritrovata la fiducia reciproca, se ogni istituzione fosse ristabilita nel suo ruolo, allora sarebbe possibile migliorare la trasparenza, la responsabilità e l’efficacia nell’azione dell’Unione Europea. La legittimità, così come la intendeva Max Weber, ha questo prezzo. Beninteso, questo ritorno alle origini non ci dispenserà dagli sforzi di adattamento per tenere conto della dimensione dell’Unione e dei suoi nuovi obiettivi. Ma almeno il sistema potrà dare il meglio di se stesso”.


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